Lavorazione del Ferro Battuto

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Il ferro usato dai Fabbri fino a tutto il 700 aveva bassissimo contenuto di carbonio (0,04%) così che lo si poteva considerare quasi ferro puro. Era, di conseguenza, altamente duttile e malleabile e permetteva la lavorazione di sezioni grosse di materiale anche manualmente, col martello. Oggi si usa un ferro che è, di fatto, un "acciaio dolce" con contenuto di carbonio di circa 0,2-0,6%.
 
La saldatura per "bollitura" si ottiene portando il ferro all'incandescenza bianca "sudante" (o "saldante") che si verifica ad una temperatura di 1300°-1500° C. A questa temperatura il metallo ha la proprietà di attaccarsi e saldarsi su se stesso (senza interposizione di altro metallo) se sottoposto a pressione (martellatura) sulle estremità da congiungere.
 
Il ferro si estrae da molti minerali assai abbondanti in natura. I principali sono: Ferrite,
Magnetite, Pirite, Ematite, Limonite e Siderite.
 
Il ferro va fucinato a temperature comprese tra i 650° e i 900° C. A temperature più basse il metallo si "crepa" sotto l'effetto della martellatura. A temperature superiori c'è il rischio di inizi di fusione o di "bruciature", specialmente nelle sezioni più sottili od esposte al calore, che più facilmente raggiungerebbero il calore "sudante".
 
La calda "bianca o sudante" è la più forte che il ferro possa sopportare essendo il metallo, almeno in superficie, vicino al punto di fusione. E' quella usata nella saldatura per "bollitura".
La calda al "rosso-bianco" è quella che si ottiene portando il metallo ad una temperatura di 650°-900° C. ed è la calda giusta per la fucinatura.La calda al "rosso-carico" è quella adatta alla tempra degli acciai dolci (cioè del ferro).
La calda al "rosso-ciliegia" viene usata nella "ricottura" degli acciai temprati.